I rischi globali stanno aumentando rapidamente: conflitti commerciali, possibili aumenti dei dazi, relazioni geopolitiche instabili e un’inflazione sempre più elevata, stannomettendo sotto forte pressione le aziende in tutta Europa. Questi sviluppi incidono direttamente su aree chiave come le catene di fornitura, gli investimenti tecnologici e la pianificazione strategica complessiva. Una recente analisi IDC¹ mostra che il 61% delle aziende teme che dazi legati alla tecnologia o effetti valutari aumenteranno ulteriormente i costi IT, mentre il 58% dei decisori IT considera già l’aumento dei prezzi una minaccia per le proprie performance di business. 

Di conseguenza, molte aziende stanno rimandando gli investimenti, secondo IDC². Una scelta rischiosa che indebolisce la capacità di innovare e può innescare una pericolosa reazione a catena. Quando le aziende frenano la spesa pianificata, partner, fornitori e service provider perdono ordini attesi. Questo mette sotto pressione ulteriori anelli della catena del valore, gli investimenti vengono rinviati e si avvia un ciclo negativo. In ultima analisi, non ne risentono solo singoli settori: rallenta anche l’economia nel suo complesso, con una crescita sensibilmente più lenta o persino tendenze recessive.

È quindi chiaro che la resilienza non è più facoltativa, è critica per il business. Le aziende devono porsi una domanda chiave: quali misure strategiche possono rafforzare in modo sostenibile la loro resilienza

Le misure più importanti sono:

  1. Rafforzare la sovranità digitale

  2. Esternalizzare in modo intelligente invece di gestire tutto internamente

  3. Eliminare il sovraccarico digitale per recuperare efficienza 

In questo articolo analizzeremo queste misure e come le aziende possono metterle in pratica.

1. Rafforzare la sovranità digitale

La sovranità digitale descrive la capacità di un’azienda di utilizzare tecnologie e dati in modo autonomo, senza dipendenze critiche da singoli vendor o da specifiche aree geografiche. Studi recenti mostrano che una forte dipendenza, in particolare da provider cloud e software statunitensi, comporta rischi significativi, come minore agilità, capacità di innovazione limitata o persino influenza politica e normativa. L’associazione tedesca per il digitale Bitkom avverte del potenziale di “ricattabilità” quando i processi core di business si basano su pochi servizi USA.  

Anche il Digital Sovereignty Index di adesso conferma che, in ambiti chiave come cloud, intelligenza artificiale e software, oltre il 60% delle aziende è fortemente dipendente da singoli provider: un evidente rischio di “single-vendor”. 

La sovranità digitale rafforza le aziende su più dimensioni contemporaneamente. Aumenta l’indipendenza tecnologica, perché consente alle organizzazioni di cambiare 

fornitore e reagire in modo flessibile a condizioni in evoluzione, offrendo inoltre sicurezza legale e operativa. 

Oltre il 92% dei dati del mondo occidentale è archiviato su server di aziende con sede negli Stati Uniti. Tuttavia, i dati europei conservati presso cloud provider statunitensi non sono automaticamente protetti dal GDPR, perché il CLOUD Act USA consente alle autorità americane di richiedere accesso ai dati detenuti da società statunitensi, anche quando tali dati si trovano in data center nell’UE. Questo crea un conflitto legale diretto per le organizzazioni europee che devono proteggere i dati personali secondo il GDPR ed evitare trasferimenti illeciti, sanzioni e responsabilità. Per questo, la sola localizzazione fisica del dato non è sufficiente: ciò che conta davvero è il controllo su operazioni e infrastruttura. 

La sovranità digitale è anche essenziale per la capacità di innovazione. Senza di essa, si creano dipendenze di lungo periodo da sistemi proprietari che rendono più difficile adottare nuove tecnologie. Questo è particolarmente evidente nell’intelligenza artificiale: con un punteggio del 63,3% nell’Adesso Digital Sovereignty Index, l’AI presenta il livello di sovranità più basso. Molte aziende non dispongono di competenze e infrastrutture sufficienti per progettare l’AI in autonomia e, di conseguenza, fanno affidamento su un numero ristretto di provider globali. 

Affinché la sovranità digitale sia efficace, deve essere anche integrata strategicamente nell’organizzazione. Eppure solo il 21% delle aziende ha una strategia chiara dedicata e, in quasi metà delle organizzazioni (46%), la responsabilità ricade impropriamente sull’IT anziché sul board o sul top management. Senza questo ancoraggio strategico, la sovranità digitale resta frammentata e produce un impatto limitato nei momenti di crisi. 

Per ridurre le dipendenze, sono disponibili approcci consolidati come strategie multi-cloud, diversificazione dei vendor, soluzioni open source e servizi cloud europei. Nonostante ciò, solo il 68% delle aziende utilizza oggi il multi-cloud, anche se il 92% considera la sovranità digitale importante e sarebbe disposto a pagare in media il 17% in più per soluzioni sovrane. 

In sintesi, la sovranità digitale è riconosciuta come obiettivo, ma non è ancora stata implementata in modo coerente. Le aziende devono modernizzare le proprie architetture tecnologiche per ottenere vera indipendenza, capacità di innovazione e resilienza. 

È qui che un provider di digital workplace come Konica Minolta può aiutare. Le sue soluzioni di cloud print Workplace Pure e SAFEQ Cloud sono ospitate esclusivamente nella Open Telekom Cloud in Germania, conforme al GDPR e certificata ISO 27001 e DIN EN 50600, e dotata di tecnologie di protezione perimetrale all’avanguardia. Questo garantisce sovranità dei dati, standard di sicurezza elevati e protezione dall’accesso legato alla legislazione statunitense. 

2. Esternalizzare in modo intelligente

La crescente pressione globale sta spingendo molte aziende a riorganizzare le priorità e a concentrarsi maggiormente sul proprio core business. In questo contesto, l’outsourcing sta assumendo un ruolo sempre più rilevante, in particolare sotto forma di managed services. Invece di vincolare stabilmente risorse interne per gestire ambienti IT complessi, le aziende esternalizzano in modo selettivo attività a fornitori specializzati, ottenendo flessibilità ed efficienza. 

Soprattutto in periodi volatili, questo approccio offre una maggiore agilità finanziaria e operativa. I modelli a consumo spostano gli investimenti da elevati costi iniziali (CapEx) a spese operative prevedibili (OpEx).  
 
Secondo IDC³, in un contesto di incertezza su dazi e prezzi, le aziende si stanno allontanando dagli acquisti tradizionali di hardware e si orientano verso modelli basati su servizi e OpEx. Allo stesso tempo, l’outsourcing consente un accesso più rapido a nuove tecnologie senza doverle costruire o mantenere internamente nel lungo periodo. Le aziende beneficiano anche dell’expertise di specialisti esterni, spesso difficile o costoso da sviluppare in-house, e alleggeriscono i team interni, che possono così concentrarsi su attività più strategiche. 

Tuttavia, è fondamentale che l’outsourcing rafforzi la resilienza nel lungo periodo solo se progettato con competenza. Se processi o infrastrutture critiche vengono esternalizzati senza un’attenta valutazione, possono emergere nuove dipendenze che diventano un rischio in caso di crisi. Un outsourcing di successo richiede quindi una governance chiara, trasparenza su ruoli e responsabilità e la capacità di cambiare provider o reinternalizzare i servizi quando necessario. Solo così l’outsourcing può evolvere da un guadagno di efficienza di breve periodo a un pilastro di resilienza aziendale di lungo periodo. 

Anche i managed services di Konica Minolta nel mondo printing e document hanno l’obiettivo di liberare i team IT interni dai carichi operativi quotidiani, così da permettere loro di concentrarsi su attività strategiche come la trasformazione digitale e la crescita del business. Ad esempio, Konica Minolta si occupa della gestione e manutenzione di dispositivi multifunzione e soluzioni software. I servizi ottimizzano stampa e digitalizzazioneacquisizione documentale, rafforzano la sicurezza delle informazioni e riducono gli sprechi. In questo modo, le aziende possono migliorare produttività e continuità anche in condizioni volatili, assicurando che gli ambienti documentali fisici e digitali rimangano affidabili, efficienti e pronti per il futuro. 

3. Eliminare il sovraccarico digitale per recuperare efficienza

Un fattore di resilienza spesso sottovalutato, particolarmente evidente nel lavoro quotidiano, è il cosiddetto sovraccarico digitale. Si tratta di un eccesso dovuto a troppi strumenti, applicazioni, processi e interfacce in parallelo che si sono accumulati nel tempo. Molte aziende soffrono proprio di questa crescita digitale incontrollata. Invece di generare efficienza, l’introduzione continua di nuove tecnologie produce spesso maggiore complessità, responsabilità poco chiare e strutture ridondanti. 

Le conseguenze sono importanti: il sovraccarico IT provoca perdite di efficienza, perché le persone devono passare continuamente da un sistema all’altro o mantenere le informazioni più volte. Allo stesso tempo, si creano silos di datishadow IT al di fuori dei sistemi ufficiali e costi di licenza e gestione inutilmente elevati. Ciò che doveva essere un’accelerazione della trasformazione digitale diventa un vero freno all’efficienza. 

Un esempio chiaro è l’introduzione di Microsoft Teams. Come piattaforma centrale di collaborazione, può migliorare significativamente il lavoro di squadra, ma solo se i vecchi sistemi di messaggistica, comunicazione e archiviazione vengono dismessi in modo coerente. Se continuano a coesistere in parallelo, non si ottiene alcun guadagno di efficienza: si aggiunge soltanto un altro strumento a uno stack tecnologico già sovraccarico. 

Spesso, però, digitalizzare significa ‘meno’, non ‘di più’. Per ridurre efficacemente il sovraccarico digitale serve un contro-movimento consapevole: una “pulizia di primavera” digitale. Questo include un inventario sistematico di strumenti e processi, una chiara prioritizzazione e la consolidazione, fino all’eliminazione, delle soluzioni non necessarie. 

In parallelo, sono richieste strutture di governance più solide per prevenire nuova crescita incontrollata. Molte aziende traggono beneficio anche dalla nomina di un responsabile centrale della trasformazione digitale che coordini il cambiamento e mantenga il focus sul valore di business reale, piuttosto che su un’abbondanza di funzionalità. 

Il sovraccarico digitale non è solo inefficiente, aumenta anche la vulnerabilità a shock esterni come crisi globaliincidenti cyber o improvvisi cambiamenti di mercato. Ridurre la complessità crea chiarezza e, con essa, resilienza. 

Come partner di digitalizzazione per le piccole e medie imprese, Konica Minolta supporta i clienti nel definire il giusto mix tecnologico. Un esempio è Workplace Pure, una soluzione cloud services che offre in un unico marketplace diversi servizi di business efficienti (scansioneconversionearchiviazione e condivisione dei documenti), eliminando la necessità di molteplici soluzioni separate. 

Costruire resilienza: non trascurare le opportunità di finanziamento

Per ottenere una resilienza reale servono non solo decisioni strategiche chiare, ma anche investimenti mirati. Per questo, oltre alle misure interne discusse, le aziende dovrebbero valutare anche opzioni di supporto esterno. Programmi di finanziamento governativi ed europei possono aiutare a costruire resilienza digitale.

1 IDC, How Tariff Threats Are Impacting the European Print Services Market, Doc # EUR153440925, May 2025

2 IDC, How Tariff Threats Are Impacting the European Print Services Market, Doc # EUR153440925, May 2025

3 IDC, How Tariff Threats Are Impacting the European Print Services Market, Doc # EUR153440925, May 2025

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